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Fondata nel 2002 da Guido Colombo, che ne è tutt’oggi il direttore tecnico, la Società Sportiva Versus A.S.D. è un’associazione No-Profit, regolarmente iscritta al registro nazionale del CONI, che opera nel mondo dello sport su diversi fronti:

  • Organizzazione di manifestazioni sportive;

  • Corsi e seminari di arti marziali e sport da combattimento;

La Versus è però, prima di tutto, una scuola di MMA (Mixed Martial Arts). Di cosa si tratta?
Una domanda che tutti si sono posti almeno una volta nella vita, magari guardando un film d’azione, è: “ma qual’è l’arte marziale più efficace”? Per molti anni il quesito è rimasto in sospeso. Fino agli inizi degli anni ’90, quando alcuni pionieri, in paesi e con modalità diverse, decidono di trovare una risposta nel modo più ovvio: organizzando i primi tornei tra atleti provenienti da stili diversi. Le regole erano ovviamente ridotte al minimo, per consentire a tutti di applicare appieno il proprio bagaglio tecnico. Erano nate le Mixed Martial Arts (in sigla MMA), le arti marziali miste. Un concetto prima che una vera e propria disciplina, un nuovo modo di intendere il combattimento, sia esso sportivo o da strada (difesa personale).
Con gli anni e l’esperienza si sono affermate tre forme di MMA sportive: il K1, la submission ed il valetudo.
Nel K1 sono permessi tutti i tipi di colpi (calci, pugni e ginocchiate) ed è il terreno di confronto per gli atleti che provengono da discipline che usano solo queste tecniche (karate, thai boxe, kung fu, kickboxing,…).
La submission è invece una lotta dove è ammessa qualunque tipo di tecnica corpo a corpo. È quindi il terreno di confronto per i praticanti di judo, lotta libera, ju jitsu ed altre discipline simili.
Il valetudo infine, permettendo sia tutti i tipi di colpi sia ogni tecnica di lotta, è una sorta di prova suprema per i marzialisti di qualunque stile.

E nella difesa personale?
In questo campo già negli anni ’60 il maestro e attore Bruce Lee aveva teorizzato il concetto di “No way as a way” e “Having no limitation as limitation”, ossia (traducendo liberamente) “l’assenza di uno stile predefinito come proprio stile”. In pratica Lee pensava: un’aggressione può avvenire in qualunque modo, con le mani o con un’arma. Non ha quindi senso legarsi a forme di combattimento codificato. Seguendo questa logica teorizzò una serie di principi (noti come Jeet Kune Do Concepts) ed iniziò a guardare oltre la sua esperienza nel Kung Fu, studiando molte altre discipline (in particolare la boxe e la scherma europee, di cui ammirava molti principi e la metodologia di allenamento, basata sul confronto libero e non prestabilito).
Sono, come si può notare, gli stessi concetti che dagli anni ’90 si stanno affermando anche nel combattimento sportivo e che la Versus segue in entrambi i campi.


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